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FILE :: slug-riga-di-piombo-indirizzi.txt
TYPE :: BLOG / LOG / NOTE OPERATIVE
PUBLISHED :: 2026-10-18 08:09 CET
ARTICLE :: 19 / 38
AUTHOR :: floriano righetti
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Lo slug: una riga di piombo dentro ogni indirizzo
> Lo slug nasce come riga di piombo fusa dalla Linotype. Oggi è il nome di una pagina nel suo indirizzo: una promessa che il web rompe troppo spesso.
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Ogni articolo di questo blog ha due nomi. Uno è il titolo, scritto per chi legge. L'altro è una fila di parole minuscole unite da trattini, in fondo all'indirizzo: lo slug. Il titolo può cambiare tono, punteggiatura, perfino idea. Lo slug, se è fatto bene, non cambia più.
La parola viene dal piombo. Nel luglio 1886 la prima Linotype entrò in servizio nella tipografia del New York Tribune. L'operatore batteva una riga su una tastiera di novanta tasti, la macchina allineava le matrici e vi colava dentro una lega fusa di piombo, antimonio e stagno. Ne usciva un pezzo unico, una riga intera di metallo: lo slug. Le redazioni hanno poi usato la stessa parola per il nome breve e interno di un articolo in lavorazione, quello che lo accompagna dal cronista fino alla pagina. Il web l'ha ereditata così. Lo slug è il nome con cui una pagina si presenta nel proprio indirizzo.
Una promessa scritta nell'indirizzo
Nel 1998 Tim Berners-Lee scrisse per il W3C una pagina breve, intitolata Cool URIs don't change. La tesi sta nelle prime righe: gli URI non cambiano, sono le persone a cambiarli. In teoria, osservava, non c'è alcuna ragione per farlo; in pratica ce ne sono milioni. Il sito riorganizzato, i file spostati, il nome di chi li curava finito dentro il percorso. E chi cambia un indirizzo non può mai sapere chi lo aveva salvato tra i preferiti, chi lo aveva linkato, chi lo aveva scritto a margine di una lettera.
Il prezzo di quei milioni di ragioni è stato misurato. Nel maggio 2024 il Pew Research Center ha pubblicato un'analisi su quasi un milione di pagine raccolte tra il 2013 e il 2023: il 38 per cento delle pagine che esistevano nel 2013 non era più accessibile dieci anni dopo. Più della metà delle voci di Wikipedia esaminate conteneva almeno un riferimento a una pagina scomparsa. Il web dimentica in fretta, e quasi sempre dimentica per piccole decisioni prese da chi aveva in mano il proprio sito.
Fondere la riga una volta sola
Per questo scegliere uno slug è un gesto più vicino alla fonderia che alla scrittura. Berners-Lee consigliava di lasciare fuori dall'indirizzo quasi tutto: il nome dell'autore, lo stato del documento, l'estensione del file, il software che lo serve. Tutto ciò che cambierà prima del contenuto. Resta poco: qualche parola che dica di che cosa parla la pagina, minuscola, senza accenti, unita da trattini.
Sul banco degli strumenti di questo sito c'è SlugForge, una piccola utility che fa proprio questo: prende un titolo grezzo e restituisce slug puliti, titoli SEO, estratti e meta description. Non è un vezzo da sviluppatore. È il punto del flusso di pubblicazione in cui si decide che cosa resterà fermo. Il resto della pagina può essere riscritto, tradotto, corretto; l'indirizzo è la parte che altri hanno già in mano.
È la stessa disciplina che descrivo nel saggio sul sistema operativo del builder: un contenuto pubblicato senza legami vive come oggetto chiuso, uno che entra in un sistema diventa nodo. Ma un nodo regge solo se il suo nome non si sposta. Ogni link che arriva qui da fuori è un filo legato a una parola precisa.
Il linotipista, quando sbagliava una riga, spesso faceva prima a fonderla comunque e gettarla via che a correggerla dentro la macchina. Con gli indirizzi non abbiamo questo lusso. La riga si fonde una volta, e da quel momento appartiene anche a chi la legge.
Fonti: T. Berners-Lee, Cool URIs don't change, W3C, 1998 (w3.org/Provider/Style/URI); Pew Research Center, When Online Content Disappears, 17 maggio 2024; voci «Linotype machine» e «Slug (publishing)» di Wikipedia in inglese, con K. Massey, What's in a Slug?, The New York Times, novembre 2014.