Nel 1968 Donald Knuth pubblicò il primo volume di The Art of Computer Programming, e da allora fece una promessa insolita per un autore: avrebbe pagato chi trovava un errore nei suoi libri. Errori tecnici, tipografici o storici, purché segnalati per primi. La cifra, nelle edizioni più recenti, è di 2,56 dollari. Sul suo sito Knuth spiega il numero con una battuta da programmatore: 256 centesimi sono un dollaro esadecimale. Un suggerimento prezioso vale 32 centesimi, un ottavo di un errore.
Un assegno con il numero di pagina
Per decenni il premio arrivò per posta, come un vero assegno firmato. Nella causale c'era l'indirizzo esatto dello sbaglio: «1.23», per esempio, significa pagina 23 del primo volume. Nell'ottobre del 2001 Knuth riferiva di averne scritti più di duemila, con un valore medio superiore agli otto dollari. Quasi nessuno li incassava. Chi riceveva uno di quei foglietti lo incorniciava, perché il valore non stava nella cifra ma nella prova: in un testo controllato con tanta cura, quella persona aveva visto qualcosa che all'autore era sfuggito.
Per i programmi TeX e Metafont la regola era diversa: il premio per un errore nel codice partiva da 2,56 dollari e raddoppiava ogni anno, fino a 327,68. Più il programma invecchiava, più costava trovarvi un difetto, e più valeva la pena cercarlo. Nell'ottobre del 2008, per via delle frodi sugli assegni, Knuth smise di spedire assegni veri. Al loro posto aprì la Bank of San Serriffe, nel paese immaginario di San Serriffe, che tiene un conto per chiunque abbia trovato un errore dal 2006 e invia «certificati esadecimali». La pagina della banca, aggiornata al 21 giugno 2026, elenca centinaia di nomi con saldi come 0x$1.00, e ricorda che un dollaro esadecimale vale 2,56 dollari americani.
Il prezzo che si dà all'errore
Nel saggio Il sistema operativo del builder descrivo il lavoro di chi costruisce come un insieme di controlli che funzionano anche quando l'attenzione cala. L'assegno di Knuth è uno di questi controlli, rovesciato verso l'esterno. Non chiede ai lettori di fidarsi del libro: li invita a correggerlo, e mette per iscritto che ogni correzione è un dono. L'errore smette di essere una vergogna da nascondere e diventa una voce di registro, con una data, una pagina e un nome.
Knuth stesso conosceva il limite di ogni verifica fatta da soli. Nel 1977 chiuse un appunto inviato a Peter van Emde Boas con una frase rimasta famosa: «Attenzione ai bug nel codice qui sopra; ho solo dimostrato che è corretto, non l'ho provato». È la stessa intuizione della papera di gomma: chi scrive vede il proprio lavoro come lo ha pensato, non come è. Serve un altro sguardo, e conviene renderlo desiderabile. Un foglietto da 2,56 dollari, incorniciato e mai incassato, è un piccolo oggetto che ricorda questo: un testo diventa affidabile solo se qualcuno ha il permesso, e la voglia, di trovarne gli sbagli.