Nella primavera del 2018, al largo delle isole Orcadi, in Scozia, una chiatta calò sul fondale un cilindro d'acciaio bianco grande come un container. Si chiamava Northern Isles. Dentro c'erano dodici rack con 864 server e il loro impianto di raffreddamento. Prima di chiuderlo, i tecnici di Microsoft lo avevano riempito di azoto secco e sigillato. Poi lo lasciarono a 117 piedi di profondità, circa trentasei metri, nel sito dello European Marine Energy Centre, dove si provano turbine di marea e convertitori del moto ondoso.
Era la seconda fase di Project Natick. L'idea era nata nel 2014 durante ThinkWeek, l'evento interno in cui i dipendenti presentano proposte fuori dagli schemi; nel 2015 un primo prototipo aveva passato 105 giorni nel Pacifico, al largo della California. Il cilindro di Orkney lo aveva costruito Naval Group, un'azienda francese che conosce i sottomarini. Un cavo lo collegava alla rete elettrica delle isole, alimentata interamente da vento, sole e dalle tecnologie sperimentali del centro marino. Nel 2020, durante la pandemia, i suoi server lavorarono anche per Folding@home, sulla ricerca legata al vaccino.
La nuvola che ha un indirizzo
Diciamo «cloud» come se i nostri file salissero da qualche parte, leggeri, sopra le città. La parola funziona perché nasconde. Una nuvola non ha muri, non ha porte, non si guasta. Il cilindro di Orkney rovesciava l'immagine con una precisione quasi involontaria: la nuvola non stava in alto, stava in fondo al mare, avvitata a una base triangolare piena di zavorra, con un cavo e una fibra che la tenevano legata alla terra.
Nel luglio 2020 la squadra di Natick lo riportò in superficie. Ci volle una giornata intera, con mare insolitamente calmo, robot e argani tra i pontoni di una chiatta. Il cilindro, partito bianco, era coperto da un velo di alghe e cirripedi; negli angoli riparati della base erano cresciuti anemoni di mare grandi come meloni. Prima di aprirlo, i tecnici infilarono provette da una valvola in cima per prelevare l'aria interna e mandarla ad analizzare a Redmond.
Ciò che si guasta meno
Il risultato fu il dato più citato del progetto: i server sotto il mare si erano guastati otto volte meno di quelli di una replica identica rimasta a terra. Il gruppo di ricerca ipotizzò due cause. L'azoto, meno corrosivo dell'ossigeno. E l'assenza di persone che urtano, spostano, sostituiscono. Una macchina chiusa, al freddo e senza visite, durava di più.
Qui il mito tocca l'oggetto, e non va oltre. Un contenitore sigillato, calato sul fondo, lasciato senza mani per due anni e poi riaperto con cautela, prelevandone l'aria prima di toccare il resto: è il gesto di chi deposita, non di chi installa. Nel saggio Quando la tecnologia diventa mito scrivo che un oggetto tecnico diventa racconto quando la sua funzione smette di essere visibile. Il cloud è già quel racconto. Natick lo ha reso di nuovo un oggetto, con un peso, un indirizzo e una crosta di mare sopra.
Nel 2024 Microsoft ha confermato che il progetto non era più attivo e che non aveva server sott'acqua. Il cilindro è tornato a essere ciò che era sempre stato: un edificio, piccolo e stagno, che per due anni ha tenuto una parte della nuvola sul fondale.