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L'economia fatta d'acqua: il MONIAC di Bill Phillips

Nel 1949 Bill Phillips costruì alla LSE una macchina idraulica che simulava l'economia britannica facendo scorrere acqua colorata al posto del denaro.

Immagine di copertina per L'economia fatta d'acqua: il MONIAC di Bill Phillips
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Nel 1949, alla London School of Economics, l'economia britannica cominciò a scorrere dentro una macchina alta due metri. Non era fatta di numeri ma di acqua colorata, tubi trasparenti, serbatoi, valvole e pompe. L'aveva costruita Bill Phillips, un neozelandese nato nel 1914 che prima di diventare economista era stato ingegnere. Arrivato alla LSE nel 1946 dopo la guerra, aveva studiato sociologia e poi economia, e si era trovato davanti a un problema pratico: come far capire a chi non era matematico le nuove equazioni con cui si cominciava a descrivere un'intera nazione.

Il denaro diventato liquido

La risposta fu idraulica. Nella macchina di Phillips l'acqua era il denaro. Serbatoi separati rappresentavano le famiglie, le imprese, lo Stato, le esportazioni e le importazioni, e il liquido che girava fra loro misurava il reddito, la spesa, il prodotto nazionale. Aprendo o chiudendo una valvola si cambiava, per esempio, il tasso d'interesse sui risparmi o sugli investimenti. Alcune relazioni, come l'andamento dei tassi nel tempo, venivano ritagliate come curve in fogli di plastica che la macchina «leggeva» mentre funzionava. Il prototipo costò circa quattrocento sterline, e alcuni pezzi venivano da un bombardiere Lancaster.

Phillips aveva pensato di chiamarla «financephalograph». Prese invece il nome di MONIAC, Monetary National Income Analogue Computer, si dice per fare eco all'ENIAC, il calcolatore elettronico costruito negli Stati Uniti negli stessi anni. Ma il MONIAC non contava cifre: lasciava che fosse il livello dell'acqua a trovare l'equilibrio. Secondo la Reserve Bank of New Zealand poteva risolvere nove equazioni simultanee ogni volta che si cambiava un parametro, e Phillips e il collega Walter Newlyn scoprirono con sorpresa che si poteva tarare con una precisione di circa il due per cento.

Quando il modello gocciola

Ne furono costruite circa quattordici. Andarono a università britanniche e a istituzioni in Australia, Nuova Zelanda, Sud America e Stati Uniti. Alla LSE una macchina tarata sulla Gran Bretagna veniva spesso affiancata a una seconda che rappresentava «il resto del mondo», così che i flussi passassero dall'una all'altra. Quella usata per insegnare alla LSE funzionò fino al maggio 1992 e oggi è al Science Museum di Londra. Il primo esemplare di serie, donato nel 1987 a un istituto di ricerca neozelandese e restaurato nel 1991, è esposto al museo della banca centrale a Wellington, ed è l'unico MONIAC funzionante noto nell'emisfero australe.

Il Science Museum, raccontando la macchina, aggiunge una frase asciutta: i modelli non sempre corrispondevano alla realtà. Mi pare la parte più onesta della storia. In un foglio di calcolo un'ipotesi sbagliata resta invisibile; nel MONIAC una perdita si vede, l'acqua trabocca da un serbatoio, una valvola tarata male lascia una pozza sul pavimento. Il modello mostrava i propri limiti con la stessa evidenza con cui mostrava i flussi. Nel saggio La realtà che passa attraverso le interfacce scrivo che ogni interfaccia traduce il mondo e insieme lo riduce. La macchina di Phillips è una traduzione che non riesce a nascondere la propria natura. Come i tre decimali di Lorenz, ricorda che una simulazione non è il mondo, ma un recipiente costruito da qualcuno, con giunture che possono cedere. Davanti a quei tubi si capisce che anche l'economia più astratta è, alla fine, qualcosa che scorre, si accumula e si perde.

Fonti: Science Museum, How does the economy work?; Science Museum Group Collection, Phillip's Economic Computer; Reserve Bank of New Zealand, Introducing the MONIAC: an early and innovative economic model, Bulletin 70/4 (2007); Engineering New Zealand, MONIAC and Bill Phillips (consultate il 31 ottobre 2026).

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