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FILE :: settantacinque-centesimi-stoll-stampante-intruso.txt
TYPE :: BLOG / LOG / NOTE OPERATIVE
PUBLISHED :: 2026-11-01 08:08 CET
ARTICLE :: 04 / 38
AUTHOR :: floriano righetti
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I settantacinque centesimi di Cliff Stoll: la stampante che ascoltava l'intruso
> Nel 1986 un errore contabile di 75 centesimi portò Cliff Stoll a collegare stampanti alle linee del suo laboratorio e a seguire un intruso fino ad Hannover.
Nell'agosto del 1986 Clifford Stoll, un astronomo finito a gestire i computer del Lawrence Berkeley Laboratory in California, ricevette un compito di poco conto: far quadrare i conti. Il laboratorio faceva pagare agli utenti il tempo macchina, a frazioni di secondo, e due programmi di contabilità non erano d'accordo. Mancavano settantacinque centesimi. Anni dopo Stoll l'ha raccontata così: un utente non autorizzato aveva usato circa nove secondi senza pagarli. Era un account nuovo, senza indirizzo di fatturazione, perché nessuno lo aveva mai creato in modo regolare.
Una stampante su ogni linea
All'inizio Stoll pensò a uno studente dell'università vicina che si divertiva a provocarlo. Poco dopo arrivò un avviso dal National Computer Security Center: qualcuno, partendo dal laboratorio, aveva cercato di entrare in uno dei loro computer attraverso MILNET, la parte militare della rete di allora. Cancellare l'account non bastò. Stoll fece allora una cosa semplice e quasi artigianale: collegò stampanti e registratori a tutte le linee in entrata e lasciò che la carta tenesse nota di ogni carattere digitato. Quando l'intruso tornò, la stampante mostrò come usava un difetto dell'editor GNU Emacs per ottenere i privilegi di amministratore di sistema.
Da lì cominciò un inseguimento che, secondo il Washington Post, durò diciotto mesi. L'Hacker Culture Museum, che oggi racconta il caso, ricorda che le agenzie federali sulle prime non se ne interessarono: nessuno voleva occuparsi di un danno di pochi dollari. Le connessioni dell'intruso erano troppo brevi per essere rintracciate fino all'origine, così Stoll preparò un'esca: un ufficio fittizio, «SDInet», pieno di documenti inventati che sembravano riservati. L'intruso vi rimase abbastanza a lungo da essere seguito oltre l'Atlantico, fino ad Hannover. Nel marzo 1989 le autorità della Germania Ovest arrestarono Markus Hess, un programmatore di quella città, sospettato di aver fornito ad agenti sovietici dati raccolti nei sistemi americani.
Il numero che non si arrotonda
Stoll descrisse il caso in un articolo per Communications of the ACM, «Stalking the Wily Hacker», e poi nel libro The Cuckoo's Egg, uscito nel 1989. Ma l'oggetto che resta, più del libro, è quel rotolo di carta che scorre accanto a una linea telefonica. Una stampante che non giudica e non interpreta: scrive ciò che passa, nell'ordine in cui passa. In un sistema dove l'intruso cercava proprio di modificare i registri contabili, il testimone più affidabile era una macchina esterna, che nessuno poteva correggere a posteriori.
Nel saggio La sicurezza come abitudine operativa scrivo che la difesa quotidiana è fatta più di attenzione che di strumenti eccezionali. La storia di Berkeley lo mostra con una cifra ridicola. Una differenza di settantacinque centesimi si poteva spiegare con un errore di arrotondamento e dimenticare. Stoll la trattò come un fatto da capire, e annotò tutto, come gli operatori di Harvard che nel 1947 incollarono una falena nel registro di bordo. Il registro non ferma nessuno da solo. Però conserva la traccia nel momento in cui accade, e permette a qualcuno, più tardi, di leggere ciò che altrimenti sarebbe rimasto un piccolo numero storto.